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Il Tempio del Dio è morto













Da una chiesa del Borromini, detta "Dei Sette Dolori", prende il nome una scultura che ne interpreta a sua volta il significato, e il titolo della mostra "Sette dolori per sette colori" da cui l'opera prende spunto.

Ne "Il tempio del Dio è morto" si distinguono quattro elementi formali che tutti insieme compongono ed estendono il significato dell'opera. Elementi di ferro come delle aste che trafiggono, sono utilizzati nella scultura ad esprimere la causa del dolore, come anche nella base ad evidenziare il concetto di ciò che unifica il senso della scultura; infatti le tre aste che trapassano i due corpi verticali di lamiera della base le tengono insieme, a sostegno della scultura, ovviamente, ma anche per rendere l'idea del dolore come espiazione. La superficie della scultura è animata da protuberanze e fori che compongono una serie di "spore", di lontana sembianza organica, speleologica o cavernicola, se si pensa alle stalattiti e stalagmiti.

Tale materia costituisce l'elemento decostruzionista della composizione, che si rivela nella forma più estrema sino a presentarsi rotta, crollante, ormai alla frantumazione, infatti l'uso di "cocci" sparpagliati come se fossero caduti, esplosi. Viene presentata su un piano inclinato come si mostrano le assonometrie o come una prospettiva cavaliera, è come il plastico di un' archiscultura che contiene e sostiene l'arbitraria interpretazione che l'artista- architetto Giovanni Lauricella ci propone della Chiesa Borrominiana. Per alludere a una Chiesa egli compone una materia di pregio, come la porcellana su terracotta bianca, preziosa reliquia del dolore. Un elemento informale, una sottile fettuccia di lamiera, "avvolge" come una linea sinuosa le aste che trafiggono o che sostengono le pareti bucate ed esplose dell'ipotetica Chiesa. Le aste sono come i sostegni verticali di certe tensostrutture che reggono coperture a tendone. Prevalentemente bianca, appare macchiata di nero e blu scuro come ad esprimere l'onta subita, quella della perdita della fede espressa da ogni edificio religioso, quasi inverando il noto motto "Dio è morto" di Friedrich Nietzsche.

Giovanni Lauricella



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